Mio caro ministro Valditara il teorema di Pitagora non sempre vero Chiara Valerio, "Repubblica", 12/3/2025 Il ministro dell'Istruzione e del merito pubblica la bozza delle nuove indicazioni nazionali per le scuole elementari e medie e dichiara di voler aprire un confronto tra commissione redattrice e associazioni professionali, sindacati, associazioni di studenti e genitori che accompagni l'entrata in vigore delle nuove norme a partire dall'anno scolastico 2026-2027, cioè da settembre 2026. Parto dal paragrafo che riguarda la matematica perché mi pare sveli la natura profonda di queste nuove indicazioni, alcune delle quali, per altro, mi paiono utili e auspicabili. Ma la posizione singola non è interessante, disegnare la scuola significa disegnare un'idea di mondo. "La matematica - così si legge nella bozza - è un linguaggio formale capace di distinguere il vero dal falso. Il teorema di Pitagora, ad esempio, era vero 2500 anni fa, è vero oggi e lo sarà per l'eternità. Abituare lo studente, e quindi il cittadino di domani, a ragionare e a distinguere fra vero e falso, è senza dubbio una delle competenze più rilevanti e attuali di questa disciplina, in una società come quella di oggi, basata sui social network, dove le notizie giungono senza filtri, se non manipolate". Per cominciare, va detto che il linguaggio formale che regola i social network "dove le notizie giungono senza filtri, se non manipolate", è la matematica. E, infatti, la matematica non insegna a distinguere il vero dal falso. Questa è una idea consolatoria che nasce e fiorisce in un Paese dove le scienze esatte non sono mai state considerate il corredo di un cittadino, un intellettuale o un politico. La matematica non insegna la verità, ma la verificabilità. Che una cosa sia vera "sempre" non significa, intanto, che sia vera "dovunque". Il teorema di Pitagora, per esempio, non vale per chi progetta rotte oceaniche o stellari (pur restando ferma l'universalità del linguaggio matematico, assiomi, principi, ipotesi). Si eccepirà che alle scuole elementari o alle medie non si parla di cose del genere e forse, per chi non studia discipline Stem, non se ne parla mai. Si eccepirà che all'ordine di grandezza degli umani, che è l'ordine di grandezza della politica e della scuola, vale la geometria euclidea e dunque è giusto che nelle linee guida si dica che il teorema di Pitagora vale da sempre e per sempre. Ma non sto parlando di matematica, sto parlando di qualcosa che ci riguarda tutti, ogni giorno. Che le rendite siano tassate meno che i redditi da lavoro è vero in un certo contesto e falso in un altro. Che le persone omosessuali e transgender abbiano gli stessi diritti e non solo gli stessi doveri delle altre è vero in un certo contesto e non è vero in un altro. Che la gestazione per altri sia un reato universale è vero in un certo contesto e falso in un altro. Che la parità tra uomini e donne sia effettiva è vero in un contesto e falso in un altro. Usare il teorema di Pitagora per dire che esiste una verità perenne e immutabile è un pensiero che reprime la volontà di lottare per il futuro. Se il punto è tornare ai classici, le matematiche sono più classiche del latino e del greco e, se i classici ci offrono una possibilità, la possibilità è quella di non pensare che vero e falso abbiano un confine netto. La possibilità è non annullare il contesto quando analizziamo, non sottrarre responsabilità allo sguardo e all'azione politica. La possibilità è accettare che le matematiche, e le scienze tutte che utilizzano le matematiche, rappresentano non la verità assoluta ma la verificabilità assoluta, la ripetizione di un risultato che dà senso di realtà. Il teorema di Pitagora non è vero: è verificabile e lo sarà sempre e per sempre. Assodato questo, tutto ciò che nelle nuove linee guida è scritto sul latino, sulla storia dell'Occidente, sull'intelligenza artificiale, sull'imparare poesie a memoria, sullo scrivere in corsivo, pare una chiosa all'idea portante. E cioè che la verità sia assoluta, che le verità scientifiche siano assimilabili alle verità religiose. Non esiste la verità, esiste il punto di vista. E la verificabilità. Perciò è difficile fare politica, mettersi d'accordo in democrazia. Un'ultima cosa. Quest'anno il Museo Galileo di Firenze compie cento anni. Camminando tra gli strumenti si giunge, a un certo punto, a un gigantesco modello dell'universo con la Terra al centro. L'universo è retto da sirene sognanti. Dipinta e istoriata di foglie d'oro, l'opera conosciuta come Sfera del Santucci ci ricorda che ciò che era vero in un certo contesto, tanto da essere rappresentato pomposamente e donato ai Medici, era falso. Le matematiche insegnano a verificare, e così le scienze tutte. Provando e riprovando, diceva Galileo.